PANE E DOLCI

 

Far rinascere un mestiere antico, era questo il nostro intento: aprire una bottega artigiana dove le persone potessero vedere con i loro occhi come facciamo il pane.

Crediamo che i mestieri tradizionali siano una forma di cultura da preservare e tramandare. Sentiamo la responsabilità di mantenere vive le conoscenze che hanno migliorato la vita degli esseri umani nel corso della storia, e di condividerle con gli altri. Preparare il pane è un’arte che l’uomo ha affinato durante i secoli, vogliamo mantenerla.

Il gruppo di Stria è formato da ragazzi molto giovani: hanno occhi nuovi, mani esperte e grande passione. Imparano dalle conoscenze tradizionali, ne distillano i contenuti per forme, idee, modi originali. Lavorano con farine e lievitazioni difficili, che richiedono abilità e intuizione nell’anticiparne il bizzarro comportamento, mai lineare, mai prevedibile. Vogliamo che braccia giovani creino di nuovo un pane antico, autentico e nuovo, che esprima il meglio della realtà in cui viviamo.

I nostri sono dolci semplici e buonissimi, prodotti senza latte, senza uova e con un utilizzo equilibrato dello zucchero integrale di canna, o con malto o a volte anche senza alcun dolcificante aggiunto. Sono ricchi di fibre perché usiamo farine integrali o semintegrali, la frutta fresca, i semi oleaginosi e la frutta secca. Sono a basso impatto glicemico, pensati anche per chi ha problemi di intolleranze. Sono preparati con amore per offrire un cibo sano, che nutra, rispettoso della salute delle persone, degli animali e dell’ambiente.

 

 

PASTA MADRE

  La nostra pasta madre raccoglie un’eredità culturale importante, si evolve ogni giorno insieme a noi, adattandosi alle condizioni ambientali e arricchendosi delle farine di cui la nutriamo. Con l’incredibile biodiversità di lieviti e batteri che la popola, compie la magia della lievitazione e accresce la salute del nostro microbiota.  

GRANI ANTICHI

  Abbiamo scelto di usare farine di grani antichi: li amiamo per la ricchezza di micronutrienti che portano e la biodiversità che diffondono. Si tratta di varietà riscoperte da ricerche scientifiche recenti per il loro potenziale di arricchimento della salute umana e ambientale. Nel tempo erano state abbandonate perché inadatte alle esigenze dell’agricoltura intensiva, poiché presentano scarsa produttività e difficoltà di raccolta. Sono inadatte anche alla panificazione industriale per la difficoltà di lievitazione a causa del basso indice di panificabilità.

FILIERA

   

Conosciamo la storia dei grani che utilizziamo. Conosciamo chi li coltiva, chi li macina. Sono grani antichi, spighe alte e fiere, poca produttività, molta resilienza. Simili ai contadini che li fanno crescere, in terre pulite, senza utilizzare prodotti chimici, fidandosi della forza della natura e della sua capacità di creare armonia.

Le tipologie di grano, tenero e duro, sono: Abbondanza, Rieti, Gentilrosso, Marzotto, Mec, Mieti, Verna, Senatore Cappelli, Perciasacchi. Per il farro utilizziamo Monococco, Dicocco, Spelta. I mulini che ci forniscono la farina macinano a pietra questi chicchi integri. Sono Mulino Pransani, Mulino Sobrino.

Poi ci sono gli agricoltori che ci portano direttamente le loro farine e i loro prodotti, come l’azienda agricola Prati al Sole o l’azienda Biogold o i nostri amici della Collina. Tutte le farine che utilizziamo sono italiane, coltivate in Emilia Romagna per la maggior parte.

 

BIOLOGICO

   

Gli ingredienti che utilizziamo sono biologici o biodinamici. Crediamo in pratiche agricole rispettose della Terra, capaci di renderla fertile stimolando la vitalità e una sana produttività, senza sfruttarla ma anzi arricchendola. Crediamo che la biodiversità sia un patrimonio di tutti, e che l’agricoltura abbia la responsabilità di aumentarla e preservarla, per noi e per le generazioni future.

Valorizziamo l’impegno di questi agricoltori virtuosi acquistando e lavorando i loro prodotti, diffondendo una cultura di sostegno ai loro valori, una consapevolezza del giusto prezzo, e stimolandoli a coltivare in modo sostenibile. Consideriamo il prezzo una componente, non il criterio selettivo.